OLIVETTI VALENTINE 1969 – Ettore Sottsass, Perry A. King

OLIVETTI VALENTINE 1969 – Ettore Sottsass, Perry A. King

Si tratta di una delle più grandi icone del design industriale.

Da subito introdotta nella collezione permanente del MoMa ed in seguito in quella della Triennale di Milano.

Compasso d'oro 1970, è stata concepita per rinnovare l'immagine dell'azienda, rinnovando quello che è stato il successo della Lettera 22, nonché per rispecchiare quello che era il periodo storico rivoluzionario degli anni '70.

La Valentine è stata concepita proprio per essere utilizzata da tutti come oggetto Pop e non solo da esperti o tecnici specializzati.

La sua immagine viene rivoluzionata completamente essendo la prima macchina realizzata completamente in ABS, Sottsass non volle solo concepire una macchina da scrivere, bensì un oggetto del quotidiano.

“La portatile, oggi, diventa un oggetto che uno si porta dietro come si porta dietro la giacca, le scarpe, il cappello”  afferma lo stesso Sottsass in una sua intervista dell'epoca.

Infatti a differenza delle precedenti, non aveva una valigetta esterna in cui chiuderla, ma era essa stessa la valigetta: la parte posteriore della macchina è stata progettata come "chiusura" della valigetta, comprensiva della maniglia, mentre l'unica parte esterna è un guscio-scatola, capace di proteggerla da qualsiasi colpo e ben fissato alla macchina grazie a due sicure di gomma laterali.

Interessanti anche i collegamenti con la grafica pubblicitaria e la comunicazione, la quale venne seguita dallo stesso designer in collaborazione con Milton Glaser. Anche nei cartelloni pubblicitari, infatti, si evince il suo utilizzo nella vita quotidiana, come se la Valentine fosse l'oggetto adatto ad ogni occasione.

Famose le immagini con l'Olivetti fotografata dal mare alla montagna, esposte e veicolate nei vari paesi del mondo, per renderla alla portata di tutti.

Nonché il manifesto a sfondo nero, con il disegno di Sottsass della macchina in primo piano, dal colore rosso acceso, per rappresentarla come opera di pop art. 

Prosegue con l'intervista “Forse tutta la grafica con la quale abbiamo annunciato la Valentine, non è perfetta: forse si scosta molto dalla antica, famosa, favolosa, classica impostazione della Olivetti, ma spero ci sarà perdonata la presunzione — che certo non è irriverenza — per aver tentato un’apertura verso i nuovi tempi e anche verso la nuova struttura dei programmi dell’industria che affronta ogni giorno responsabilità più vaste e società più coscienti”

Forse troppo avanti per i tempi, con la Valentine il lavoro che diventa esperienza e viceversa, l'oggetto che fa il soggetto.

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